San Giuliano, la Storia

Il convento di San Giuliano: cenni storici

Convento di San Giuliano - Veduta generale Convento di San Giuliano - Veduta generale Il complesso viene fondato nel 1415, secondo quanto riferito dalla tradizione tramandata dallo storico aquilano Anton Ludovico Antinori nei suoi Annali e dal francescano Luca Wadding negli Annales Minorum. San Giuliano risulta così essere la prima fondazione abruzzese ad opera dell’Osservanza francescana, movimento di riforma all’interno dell’ordine minoritico, che in quegli anni si andava diffondendo in Abruzzo dalla vicina Umbria ad opera dei Beati Giovanni e Girolamo da Stroncone e di altri loro confratelli. A L’Aquila questi ultimi trovarono il sostegno del Beato Tommaso da Cascina e del facoltoso cittadino Nunzio da Fonte (o Fontavignone), appaltatore della Zecca cittadina e finanziatore della nuova fondazione. Il prestigio di San Giuliano venne ben presto accresciuto dalla presenza di figure di rilievo dell’Osservanza: Giovanni da Capestrano, Bernardino da Siena, Giacomo della Marca.

Nota storica all'ingresso del 'Conventino' Nota storica all'ingresso del 'Conventino' Nel 1452, il ‘lochetto di San Giuliano’ (così lo definisce Giovanni da Capestrano in una sua lettera agli Aquilani) ospita il Capitolo Generale dell’Osservanza Cismontana: al più comodo ed ampio convento di San Francesco a Palazzo, all’interno della Città di Aquila, si predilige il piccolo edificio nel territorio di Santanza, a poca distanza dalle mura civiche, a dimostrazione del prestigio e del valore simbolico conquistato da quel luogo nel giro di pochi anni.

L’anno 1592 vede il passaggio del Convento dai Minori Osservanti, che all’inizio del XVI secolo si erano separati ufficialmente dai Conventuali, ai Minori Riformati, ulteriore movimento di riforma nato in seno all’Osservanza francescana tra i decenni secondo e terzo dello stesso secolo XVI.

Nel 1798 il complesso viene saccheggiato dalle truppe francesi occupanti e privato di oggetti di valore tanto devozionale quanto storico-artistico ed economico; nella medesima circostanza vengono profanate le spoglie del Beato Vincenzo dell’Aquila (L’Aquila ca. 1430 – 07/08/1504), importante figura dell’Osservanza locale nella seconda metà del XV secolo, custodite nella chiesa del Convento, le quali verranno successivamente ricomposte.

Nell’anno 1866 il Convento viene soppresso ed i frati si disperdono. La comunità viene ricostituita nel 1875 con la ri-acquisizione del luogo da parte dell’Ordine.


Profilo storico-artistico

Il sito

Il complesso di San Giuliano sorge a nord di L'Aquila, a circa 2 km in linea d'aria dal centro cittadino. La planimetria è caratterizzata da uno sviluppo prevalentemente longitudinale lungo l'asse NNE-SSO; uno sviluppo condizionato dalle caratteristiche del sito: il versante sud-orientale del monte di Castelvecchio (o montagna di Cascio). La struttura si presenta fortemente articolata dal punto di vista architettonico e disomogenea dal punto di vista storico-artistico a causa della continuità d'uso nel corso dei secoli e di eventi sismici particolarmente rilevanti che hanno determinato ampliamenti, demolizioni e frequenti rimaneggiamenti degli apparati decorativi.


Il prospetto sud-orientale

Il prospetto sud-orientale del convento si presenta oggi nell'aspetto conferitogli dai radicali interventi di ristrutturazione che nel 1960 hanno comportato la demolizione di quello più antico, visibile in una foto di inizio Novecento, e l'abbassamento del piano di campagna del piazzale antistante la struttura. La stessa chiesa ha subito la demolizione del corpo di fabbrica realizzato nel 1712 e ospitante un portico con funzione di vestibolo a pianterreno, tramite il quale si accedeva alla chiesa, ed un coro al livello superiore che si apriva verso l'interno della chiesa stessa.


La chiesa

Chiesa di San Giuliano - Veduta della navata Chiesa di San Giuliano - Veduta della navata

La chiesa attuale, di origine quattrocentesca (come riferisce anche l'epigrafe in controfacciata), si presenta secondo una facies delineata dagli interventi barocchi prima (anni '50-'70 del Seicento) e settecenteschi poi (interventi successivi al terremoto del 1703) che ne hanno celato l'originario aspetto tardo-gotico. A sinistra dell'aula rettangolare principale si aprono due cappelle decorate a stucco nella fase seicentesca e rimaneggiate in parte nel corso degli interventi degli anni '30 del XX secolo (ricordati anch'essi nell'epigrafe di controfacciata). La prima cappella a sinistra, intitolata al Beato Vincenzo dell'Aquila, ospita una tempera su tavola raffigurante lo stesso Beato, datata agli inizi del XVI secolo ed attribuita a Saturnino Gatti dal prof. Ferdinando Bologna. La seconda è detta Cappella del Crocifisso o di San Pasquale Baylon. Nello spazio tra le due cappelle è presente il sepolcro del Beato Vincenzo dell'Aquila visibile oggi nella sistemazione barocca voluta nel 1634 dal vescovo aquilano Gaspare de Gayoso, come ricorda l'epigrafe fatta apporre per l'occasione.

Sul lato destro dell'aula due altari lignei settecenteschi ospitano tele firmate dal pittore veneziano Vincenzo Damini, attivo a L'Aquila negli anni '30-'40 del Settecento, la cui impronta è particolarmente evidente nel coro. La prima tela dall'ingresso, datata 1738, raffigura San Diego d'Alcalà mentre la seconda, datata 1737, rappresenta San Giovanni da Capestrano all'assedio di Belgrado (luglio 1456).

Particolarmente rilevante lo scenografico altare maggiore barocco in legno intagliato, a forma di baldacchino, con raggi che si dipartono da un ovale centrale ospitante una tela raffigurante L'Assunta; la struttura lignea, opera di autore locale, sembra richiamare modelli berniniani. Ai lati due statue lignee con rivestimento policromo raffigurano San Giuliano Falconiere, a destra, e San Pietro d'Alcantara, a sinistra. Sul retro si apre l'ampio coro ornato da decorazioni a stucco, da quattro tele del Damini e concluso dall'Adorazione dei Magi dello stesso Damini che si dispiega sulla concava parete di fondo: tale opera, firmata dall'autore e datata 1743, oggetto di restauro nel 1991, viene considerata il capolavoro del pittore veneziano. Nell'adiacente sacrestia, sono visibili decorazioni a stucco, riferibili alla cerchia di Francesco Bedeschini, esponente di una famiglia di pittori, architetti e stuccatori attivi a L'Aquila nella prima metà del Seicento.


I chiostri ed il Conventino

Veduta del chiostro maggiore Veduta del chiostro maggiore Dei due chiostri che si aprono al centro del complesso, quello maggiore risulta sicuramente il più interessante dal punto di vista storico-artistico. All'interno di questo ambiente è possibile ripercorrere la vita di San Giovanni da Capestrano raffigurata in 18 lunette affrescate, visibili su tre dei quattro lati ed accompagnate da quartine di endecasillabi che narrano gli episodi rappresentati. I contenuti sono tratti dalle principali biografie circolanti sul Santo, nelle quali vicende storiche si accompagnano a racconti miracolosi che accompagnavano la figura di Giovanni da Capestrano nel corso dei suoi numerosi viaggi attraverso l'Italia ed il resto d'Europa. Gli affreschi sembrano databili all'inizio del Seicento e riferibili a seguaci del pittore aquilano Giovanni Paolo Cardone, allievo del concittadino Pompeo Cesura, quest'ultimo formatosi a Roma nella cerchia di Perin del Vaga ed attivo, tra l'altro, in Trinità dei Monti.

Chiostro minore (particolare) Chiostro minore (particolare) Il lato nord del chiostro non mostra apparentemente episodi affrescati ma due elementi sembrano favorire l'ipotesi di episodi raffigurati anche da quel lato e successivamente andati in gran parte perduti a causa dell'umidità e di interventi strutturali successivi. Il primo elemento, riscontrato in seguito a sopralluoghi condotti insieme al prof. Michele Maccherini dell'Università dell'Aquila, è la mancanza di alcuni episodi salienti narrati nelle biografie di San Giovanni da Capestrano, alcuni dei quali raffigurati anche nella celebre tavola delle Storie di San Giovanni da Capestrano (Museo Nazionale d'Abruzzo). Il secondo elemento, più immediato, è rappresentato dalle tracce di affresco emerse, a seguito delle scosse sismiche del 2009, accanto a una porta aperta nel corso del '700 nella muratura di questo lato del chiostro.

Allo stesso ambito sono riferibili anche gli affreschi presenti in alcuni ambienti del Conventino, nel settore settentrionale del complesso, un piccolo edificio che ricorda l'aspetto semplice delle primitive costruzioni francescane alle quali si ispirarono, due secoli dopo, i costruttori delle prime fondazioni osservanti. Una nota particolare merita la Madonna con Bambino e committenti, il cui volto, attribuibile al diretto intervento del Cardone, denota un'esecuzione particolarmente accurata nella resa delle diverse sfumature di colore e della luce sulla superficie del viso.

Il Conventino, più vicino all'aspetto di un eremo che a quello tradizionale di un convento, è identificabile con il nucleo originario dal quale si è poi sviluppato, per aggregazioni successive, il complesso attuale; all'inizio del 2009, in una conferenza organizzata dal prof. Gaetano Messineo dell'Università dell'Aquila, si parlò dell'ipotesi dell'esistenza di un luogo di ricovero legato al culto di San Giuliano l'Ospitaliere, collocato in un'area attraversata da numerose direttrici di comunicazione tra i centri abitati a nord della città aquilana. Alcuni dettagli degli affreschi mostrano effettivamente un piccolo edificio di culto immerso nel bosco e meta di viandanti; considerato il realismo delle raffigurazioni presenti all'interno del Conventino, non si può escludere che tali dettagli ritraggano l'antico aspetto di San Giuliano precedentemente allo sviluppo del convento.


La Biblioteca

Il complesso di San Giuliano ospita anche una fornita biblioteca ed una struttura museale che ne fanno un polo culturale di notevole rilievo. La biblioteca si compone di circa 45000 volumi: una collezione che comprende opere di storia del francescanesimo, storia locale, storia dell'arte, archeologia, filosofia, biologia, mineralogia oltre a diverse raccolte di periodici. La struttura, rimodernata tra il 2007 e il 2008, è stata aperta al pubblico nell'aprile del 2008.


Il Museo di Scienze Naturali ed Umane

Museo di San Giuliano - Sala del cielo Museo di San Giuliano - Sala del cielo In un edificio che un tempo aveva funzione di fienile e legnaia per il Convento, come risulta da alcune polizze assicurative risalenti all'inizio del XX secolo, è ora ospitato il Museo di Scienze Naturali ed Umane che si presenta in veste moderna e didattica a seguito del nuovo allestimento realizzato nel 1997 per iniziativa di Padre Gabriele Marini, direttore e conservatore del Museo fino alla morte, avvenuta nel luglio 2008. La struttura nasce dalla volontà di rendere fruibili al pubblico i materiali didattici, sia naturalistici sia storico-artistici ed archeologici, di proprietà della Provincia dei Frati Minori d'Abruzzo e in dotazione ai laboratori del Liceo Classico del Seminario, ospitato nel convento fino al principio degli anni '70 del Novecento. Tra i numerosi reperti conservati ricordiamo un calco in vetroresina di una vittima dell'eruzione del Vesuvio del 79 d.C., realizzato dal restauratore abruzzese Amedeo Cicchitti.


 

Mauro Rosati
(Archeoclub d'Italia – Sede L'Aquila)